La Caremma

Pasqua è ritualità e spiritualità. A Pasqua i fedeli ripercorrono un cammino interiore e spirituale di penitenza per i torti fatti al prossimo durante tutto l’anno. Lunghe ed estenuanti processioni religiose mirano a far espiare le colpe al fedele che vuole arrivare purificato alla festa della Domenica di Pasqua. Oltre a tutto ciò, Pasqua conserva, pur sempre, da lungo tempo, una tradizione pagana, apparentemente banale e goliardica, ma intimamente votata al raggiungimento degli stessi obiettivi delle celebrazioni religiose: la liberazione dello spirito da ogni elemento nefasto e maligno.

Nel gallipolino, tra i personaggi tipici del periodo pasquale non può non citarsi la cosiddetta “quaremma” o “caremma” che dir si voglia. La Caremma è il fantoccio di un’anziana signora, dai tratti somatici che ricordano molto la Befana del Sei Gennaio. La nostra Caremma ha fattezze rozze e poco piacevoli alla vista, reca in mano una conocchia e una mela amara nella quale sono infilzate sette penne.

Nulla è lasciato al caso e anche il numero sette è evocativo di qualcosa di specifico: secondo la tradizione, infatti, il fantoccio deve essere tenuto in casa per tutto il periodo della Quaresima e ogni settimana gli deve essere sfilata una penna dalla mela; l’ultima penna deve essere sfilata il giorno di Pasqua, momento in cui il fantoccio viene bruciato nel camino.

Chi non dispone un camino, in genere, cosparge la “quaremma” di petardi facendola saltare in aria. Si ricrea, così, ogni anno, un momento di festa generalizzata: i più piccoli corrono per strada, mentre i grandi accendono i petardi per festeggiare insieme la fine dell’oscuro periodo quaresimale e il giorno della Pasqua, momento di resurrezione dello spirito liberato dalle macchie di scaramucce dell’anno liturgico appena conclusosi.

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