Frantoio Oleario Ipogeo di Palazzo Granafei

Il Frantoio Oleario Ipogeo di Palazzo Granafei, Gallipoli, è uno dei 35 frantoi sotterranei del 1600, l’unico interamente ristrutturato. La sua visita ripropone un affascinante viaggio alla scoperta dell’olio pugliese, esportato in tutta Europa tra Cinquecento e Ottocento. Si estende per 200 mq. e ospita una macina del XVII sec. e altre attrezzature originarie. Appartiene all’Associazione Gallipoli Nostra.

Frantoio Oleario Ipogeo di Palazzo Granafei a Gallipoli in via A. De Pace

Il Salento, sin dall’antichità, ha avuto un ruolo importantissimo nella produzione di olio. Non a caso l’olio salentino è una vera e propria prelibatezza, una sorta di oro liquido!

Quando si pensa all’olio, lo si immagina per lo più utilizzato nella cucina, come condimento e come ingrediente forte delle sempre ottime bruschette. Ma, in realtà, solo in minima parte si usava in ambito culinario. Molto era destinato alla realizzazione di sapone oppure di combustibile, per generare illuminazione.

Per questi motivi e anche per molti altri, il Frantoio Oleario Ipogeo di Palazzo Grafanei a Gallipoli riveste un grande fascino ed è una delle principali attrazioni turistiche del Salento!

Ci troviamo nel centro vecchio della città, tra le sue intricate stradine. Il frantoio si trova lì, al di sotto dei palazzi Grafanei, D’Acugna e Grassi, che si fronteggiano su Via Antonietta de Pace.

Per ben 200 mq è possibile visitare questo luogo, uno dei 35 frantoi ipogei del 1600, reso ancora più affascinante dal fatto che sia l’unico interamente ristrutturato!

L’olio pugliese nel mondo

Gallipoli è ormai rinomatissima per la sua vita notturna e per i tanti intrattenimenti che è in grado di fornire ai turisti. Ma, prima ancora, era nota in tutta Europa per la sua produzione di olio da lampada, o olio lampante.

La sua ascesa in tal senso iniziò nel Cinquecento e durò fino all’Ottocento, quando le lampade ad olio furono soppiantate dall’elettricità. L’olio proveniente dai frantoi gallipolini rifornì tutta l’Europa in quei secoli. Arrivava a Parigi, Londra, Berlino, Amsterdam, Oslo, Stoccolma…Tutti volevano l’olio pugliese e si narra che la regina di Inghilterra lo avesse richiesto in maniera specifica per la sua maggiore lucentezza rispetto agli altri.

Gallipoli divenne così importante da meritarsi il titolo di Capitale mondiale dell’olio da lampada!

Era suo l’olio che illuminava le maggiori capitali europee, e questo era prodotto nei suoi grandi frantoi, molti dei quali sono ancora da scoprire. Abbiamo, però, il frantoio di Palazzo Granafei che può mostrarci il funzionamento di questa grande fabbrica pugliese che dava vita al fiorente commercio dell’olio.

Questo e altri sparsi in tutto il territorio salentino possono darci un assaggio di un passato ormai scomparso, prima dell’avvento dell’elettricità. La cultura del Salento è proprio sotto i nostri piedi!

Storia del frantoio

Macina in pietra
Macina in pietra

Il Frantoio Oleario di Palazzo Granafei riveste, quindi, un ruolo significativo, soprattutto essendo l’unico interamente ristrutturato. Appartiene a Palazzo Granafei, Via Antonietta de Pace.

È totalmente scavato nel carparo, il tufo pugliese, usato ampiamente nelle architetture salentine, e si estende per ben 200 mq nel sottosuolo.

La scelta di creare frantoi sotterranei risultava ottima. Permetteva di mantenere le olive alla temperatura costante di 17° circa e così non vi era il rischio che ammuffissero, cosa che accadeva in superficie.

Qui, in profondità, si apre tutto un mondo. Si parte alla scoperta di presse olearie, di una macina risalente al XVII sec. e di altre macchine usate per la lavorazione specifica delle olive. Si snodano varie sale, contenenti le attrezzature originarie, atte alla produzione dell’olio e, in più, le stanze riservate alla conservazione delle olive, quelle per i lavoratori e le stalle per gli animali.

Il frantoio seicentesco è ancora sotto i nostri occhi.

Il frantoio oggi

Oggi è di proprietà dell’Associazione Gallipoli Nostra e, da questa, nel 1988, è stato restaurato e aperto al pubblico. Per rendere più interessante e chiara la sua visita, sono stati ricostruiti dei torchi alla calabrese. Essi sono a due vitoni e seguono i modelli del XVII-XVIII sec.

Altri, invece, sono addirittura originali, come il torchio alla genovese, ossia a vitone unico, e presse che risalgono al XIX sec.

La visita, coadiuvata da guide preparate, è estremamente interessante e immersiva. Le guide spiegano accuratamente le tecniche e le fasi di lavorazione dell’olio, si ripercorrono i momenti più significativi della storia del frantoio, dai suoi secoli d’oro fino all’avvento dell’elettricità.

In tal modo rivive anche il passato della città, la bella Gallipoli. La sua cultura si snoda sotto gli occhi dei visitatori e il fascino dei secoli passati si può quasi respirare negli ambienti sotterranei del frantoio.

Un percorso estremamente affascinante, imperdibile per chi vuole accostarsi in maniera ancora più completa alla tradizione salentina.

Si presta, anche, ad essere concluso con un aperitivo accompagnato da bruschette. Condite, ovviamente, col famoso olio pugliese!

Indicazioni per raggiungere il frantoio

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