Confraternita di San Giuseppe e della Buona Morte

La Chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo è un’ex chiesa conventuale del 1600, devoluta poi alla Confraternita di San Giuseppe. Ha una facciata semplice con un portale decorato con motivi floreali. All’interno ospita una collezione unica di tele dell’artista gallipolino Gian Domenico Catalano. Fu molto prolifico ma della sua vita si sa ben poco.

La città di Gallipoli possiede un’identità storica e culturale molto forte. Testimonianza in tal senso è data dai numerosi edifici storici e religiosi, disseminati soprattutto nella zona del centro storico. Uno di questi, ricco di storia e tradizione, è la Confraternita San Giuseppe e della Buona Morte (ex Chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo).

Si tratta di un’ex chiesa conventuale, unica parte miracolosamente rimasta di un convento dedicato a Santa Chiara, la pia sorella di San Francesco d’Assisi.

È una piccola perla, all’apparenza senza particolarità, ma con all’interno i tesori di un grande artista gallipolino. Un pittore dalla vita quasi del tutto sconosciuta…ma con le sue tante opere a parlare ampiamente di lui!

Storia

La fondazione della ex Chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo risale agli anni tra il 1598 e il 1600. Essa venne costruita affiancata al Monastero di clausura delle Monache di Santa Chiara, sorto nella città nel 1578.

Chiesa e convento proseguirono insieme la loro storia ma il complesso era destinato a scomparire.

Di tutta la costruzione rimase soltanto la chiesa dedicata ai due santi che, in seguito, venne devoluta alla Confraternita di San Giuseppe, qui organata.

Ciò avvenne nel 1904 e da quel momento in poi l’ex chiesa conventuale continuò ad esistere, anno dopo anno, da sola, unico resto dell’antico monastero.

Come appare all’esterno

Confraternita San Giuseppe e della Buona Morte - Gallipoli

La facciata della chiesa è estremamente semplice, molto sobria, e l’unica cosa che salta all’occhio è la bellezza del portale realizzato in carparo. Esso è di squisita fattura, davvero pregevole, e appare decorato finemente su tutta la superficie con motivi floreali.

Un vero capolavoro che anticipa le bellezze che accoglieranno il visitatore all’interno del luogo di culto dei Santi Pietro e Paolo.

I tesori al suo interno

La sobria facciata della chiesa non prepara minimamente il turista alle meraviglie dell’interno. Il portale a motivi floreali è solo un assaggio delle collezioni conservate all’interno della struttura.

La ex Chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo si rivela, infatti, piena di sorprese ed è qui custodita una raccolta di tele, quella del pittore gallipolino Gian Domenico Catalano.

Altare dell'Oratorio di San Giuseppe a Gallipoli

Si tratta di una raccolta unica, per quantità e dimensione, dei lavori del Maestro, lavori che risalgono alla fine del Cinquecento e all’inizio del Seicento.

Appena entrati si può subito ammirare, sull’altare maggiore, un maestoso e antico dipinto del Catalano, risalente al 1599: rappresenta Santa Chiara d’Assisi, San Francesco d’Assisi e i Santi Pietro e Paolo.

Nella navata sono collocati anche altri altari barocchi, con tele che si devono sempre all’artista salentino. Si trovano una tela con Santa Caterina d’Alessandria, una con la Crocifissione e una con l’Annunciazione della Vergine Maria.

Sul lato opposto rispetto all’altare maggiore si staglia un’antica cantoria del 1905. In questo luogo in cui si posizionavano i cantori, da cui le note si espandevano all’interno della chiesa, è custodito un organo del 1779. È praticamente integro ed è opera del napoletano Carlo Mancini.

La chiesa dedicata ai due santi appare un luogo unico per conoscere l’artista salentino Gian Domenico Catalano…ma cosa sappiamo davvero di lui?

Chi fu Gian Domenico Catalano?

Cominciamo dicendo che del pittore non si conoscono né il giorno della nascita né quello della morte.

Pochissime informazioni sono giunte sul Catalano, che operò tra il 1604 e il 1628. Pittore gallipolino, realizzò tantissime opere sparse in tutto il Salento ed ebbe una formazione artistica che, secondo notizie desunte dagli storici, lo portò a Venezia, a Napoli e in Lombardia.

Celebrato come un eccellente pittore dal pennello d’oro, egli venne conteso da vescovi e priori e le sue creazioni tanto apprezzate si trovano sparse in tutto il Salento.

Fu un pittore manierista e, secondo l’unico documento giunto su di lui, ebbe un figlio, Giovan Pietro, battezzato nel 1599, e una moglie, Persia Lombarda. La sua pare essere stata una vita tranquilla, monotona, dedita solamente all’arte e, per lo più, nella sua penisola salentina.

Alle chiese della sua città donò moltissime tele. San Francesco, Santa Chiara, San Domenico, Santa Maria degli Angeli e la Cattedrale ne sono ricche…e naturalmente anche la Chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo.

La vita del Catalano, anche se quasi del tutto sconosciuta, si esprime attraverso le sue grandi ed espressive tele.

Visitare questa chiesa è come capire un po’ di più il famoso artista locale.

Come raggiungere la chiesa

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