Chiesa del Santissimo Crocifisso

La Chiesa del Santissimo Crocifisso è sede dell’omonima Confraternita e risale al 1750. Si trova sulla Riviera Nazario Sauro e ha una semplice facciata in intonaco e carparo. Ha un’unica navata decorata con tele, stucchi e statue. La statua del “Cristo morto” è splendida e viene portata in processione nella Settimana Santa. Lungo la navata ci sono scene del ritrovamento della Santa Croce dipinte da Letizia.

Chiesa del Santissimo crocifisso di Gallipoli

Tra le tante ricchezze storiche ed artistiche custodite nel centro storico di Gallipoli, la Chiesa del Santissimo Crocifisso si distingue per la sua straordinaria bellezza.

Passeggiando lungo le mura dell’antica Gallipoli, sulla Riviera Nazario Sauro, è facile imbattersi in chiese, l’una a pochi passi dall’altra.

Sono tutte edifici barocchi illuminati dal sole e con vista sul Mare Ionio, caratterizzati da semplici facciate che immettono in sfavillanti e sorprendenti interni. Le chiese gallipoline appaiono come veri e propri scrigni in cui non si sa mai cosa si potrà trovare! Così è anche la Chiesa del Santissimo Crocifisso, sede dell’omonima Confraternita.

Storia

La Confraternita del Santissimo Crocifisso ha origini molto antichi e risale al 1400, quando sorse sotto il titolo di San Michele Arcangelo. È a lei che si deve l’organizzazione dei riti che ancora oggi si possono ammirare a Gallipoli durante la Settimana Santa. La sede della Confraternita cambiò molte volte fino a quando non si giunse al 1750.

Fu in quell’anno che si iniziò la costruzione dell’attuale chiesa, sui terreni che in passato erano appartenuti ai Padri Domenicani e che in seguito erano stati acquistati dalla Confraternita nel 1741.

Carlo Multò, capitano di artiglieria presso il castello di Gallipoli, realizzò il disegno dell’edificio, mentre la costruzione vera e propria fu di Ortensio Preite, originario di Copertino.

Nacque così la Chiesa del Santissimo Crocifisso, un luogo in cui, tramite l’arte, si ripercorre tutta la vita di Gesù, dalla nascita alla resurrezione.

Come appare all’esterno

Ci troviamo nel centro storico, a ponente. Il mare è sempre di fronte a noi, e sulla destra si può vedere, più distante, anche l’Isola di Sant’Andrea.

Volgendo le spalle allo Ionio, quello che si staglia davanti a noi è il sobrio prospetto della chiesa. I colori dominanti sono il bianco dell’intonaco e il rossiccio del carparo, il tufo pugliese.

La facciata è separata in due ordini da una trabeazione leggermente aggettante, decorata con linee semplici ed elementi in carparo. La parte inferiore è limitata da lesene che sporgono dal muro e ha due semplici portali, architravati e circondati da una struttura in carparo. Sopra di essi si trova una maiolica ottocentesca, raffigurante il miracolo della traslazione del quadro della Vergine del Buon Consiglio. La parte superiore, sempre delimitata da lesene, termina con una cornice ad archetti e, al centro, si staglia una monofora in carparo, ovvero una nicchia decorata con motivi floreali, contenente una croce lignea.

Sulla croce si può leggere In Hoc Signo Vinces, “Sotto questo segno vincerai”, il segno che sarebbe apparso in cielo a Costantino alla vigilia della battaglia di Ponte Milvio.

I tesori al suo interno

Superati i due portali, si spalanca lo scrigno meraviglioso della Chiesa del Santissimo Crocifisso. Un’unica ampia navata si presenta agli occhi dell’osservatore, decorata riccamente con stucchi, tele e statue: è un trionfo di opere d’arte e colori!

Distribuito lungo tutto il perimetro della chiesa c’è un elegantissimo coro scolpito in legno di noce. Precedentemente esso era in barocco fine con decorazioni in oro ma, rovinato a seguito di un incendio, venne sostituito.

Al centro si staglia il banco del padre spirituale, del Priore e degli assistenti, insieme a decine di stalli per i confratelli, risalenti al 1867. Questi recano sulle spalliere placche con gli incarichi degli antichi confratelli.

La statua lignea del XVIII sec. con San Michele Arcangelo ricorda il passato della Confraternita.

Il “Cristo morto” e il “ritrovamento della Santa Croce”

L’altare maggiore domina la navata e ospita una meravigliosa scultura lignea del Cristo morto, piena di drammaticità e pathos. Essa è fonte di meraviglia e perfette risultano le forme anatomiche che si intuiscono al di sotto del lenzuolo.

È proprio questa la statua che, durante la Settimana Santa, viene portata in processione dai confratelli. Essi sfilano vestiti con un saio rosso, simbolo della Passione, col viso coperto dal cappuccio e una corona di spine sul capo. Il Venerdì Santo il Cristo morto si può ammirare deposto ai piedi dell’altare.

Attorno ci sono altre statue di angeli e personaggi del Vangelo, da Marta alla Maddalena, da Giuseppe d’Arimatea a Cleofa, da Giovanni a Nicomeno.

Lungo le pareti della navata si possono ammirare le tele dipinte nel 1755 dall’ormai ottantunenne Aniello Letizia. Esse raffigurano il ritrovamento della Santa Croce, da Sant’Elena alla conversione di suo figlio, l’imperatore Costantino. L’opera è incredibile, vivida, una fusione vibrante di arte e religiosità.

La Chiesa del Santissimo Crocifisso è davvero una delle strutture religiose più suggestive di Gallipoli!

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